Oltre il confine
Insediamenti, serie tv, luoghi di confine e libri, tanti libri.
Ciao, sono Francesca Cerutti e sono una fundraiser.
Questa è la mia newsletter, dove provo a raccontarti cose - spero - utili dal mondo del Terzo Settore, della comunicazione e molto altro!
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= prequel =
Prima di tutto, buon anno!
Il 7 gennaio 2025, il mio sito, Unaerredueti, ha compiuto 10 anni. So che non sono più tanto costante da quelle parti, ma mi fa sempre sorridere che il post più letto sia questo, che, peraltro, sarebbe da aggiornare.
Inizio con un aneddoto. Martedì mattina, mentre raggiungevo la fermata del bus, ho pestato una cacca. Era nascosta nelle foglie morte, tutte ammosciate e zuppe per via della pioggia del giorno prima.
Pestare una cacca dicono porti fortuna. Io mi sono solo innervosita e ho cercato in tutti i modi di ripulire la suola prima di imbrattare l’autobus. Ci sono riuscita, nonostante la simpaticona si fosse piazzata proprio nell’angolo retto del tacco. Ma tutto sommato, tutto bene. Era il giorno dopo il giuramento di Trump e, aprendo le notizie, mi sono detta: “C’è decisamente di peggio.”
Proprio la politica trumpiana e le recenti letture hanno spinto in me la riflessione sulla parola: C O N F I N E.
Luoghi di confine
Iniziamo dalla mia estate 2024 e dal confine estremo dell’Europa: Istanbul. Una città divisa tra due continenti: la porta dell’Europa, o dell’Asia, la città tra i due mari, la città dello stretto del Bosforo. Una città costruita su un confine.
Nel 2022 mi ero divertita a Gorizia a stare sul confine della città, di fronte alla stazione, con un piede di qua e un piede di là. Una cosa all’apparenza divertente, ma in realtà molto significativa.
Perché nelle città di confine si parlano lingue diverse come se fosse una unica, nelle città di confine si fondono i sapori, gli sguardi, ma nelle città di confine nascono paure e timori e non sempre è facile accogliere.
Nella storia ci sono confini che sono stati tracciati - letteralmente - con il righello e che ancora oggi generano conflitti. Ci sono confini che sono stati imposti e che hanno portato allo smembramento delle città.
Questo se parliamo di confini geografici. Ma esistono anche i confini relazionali, sociali.
Un lavoro di confine
Hai mai pensato che il fundraising sia un lavoro di confine?
Onestamente sì.
Ed ecco perché:
Parliamo di storie di confine.
Quello di cui ci occupiamo non rientra nei primi pensieri delle persone, ma sono sempre tematiche di confine.
In che senso?
La nostra mente tende a spingere fuori tutto ciò che viene identificato come negativo, doloroso, complicato. Non si pensa spontaneamente a chi è povero, emarginato, indifeso. Ecco perché torniamo utili noi fundraiser, insieme ai comunicatori.
Siamo dei traghettatori che portano le persone ad attraversare quei confini e a prendere parte alle nostre cause. Siamo dei facilitatori: facciamo in modo che i nostri donatori possano conoscere le storie di vita, quelle storie che ti attraversano e che rompono i nostri confini personali e che smuovono le coscienze.
Il nostro è anche un lavoro che, nel campo del digitale, viene confinato da algoritmi che non mostrano le nostre campagne alle persone, algoritmi che ci costruiscono bolle, confini, che ci fanno dialogare con i nostri simili. Confini che si generano e che limitano.
Il nostro lavoro richiede di sconfinare abbattendo quei muri sociali, relazionali e anche di mattoni che vengono costruiti giorno dopo giorno.
E tu, hai mai pensato a quanti confini oltrepassiamo e facciamo oltrepassare con il nostro lavoro di fundraiser?
Terzo settore mon amour
C’è una newsletter a cui mi hanno suggerito di iscrivermi che si chiama: “The European Correspondent”. In attesa dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, ha lanciato una raccolta fondi davvero curiosa. La trovi qui sotto.
Nella prossima newsletter magari ti dico com’è andata.
Wunderkammer
Il contenitore delle meraviglie lette, viste, incontrate
Ecco qua gli spunti recuperati in questi ultimi mesi:
quattro libri: Alma di Federica Manzon, libro vincitore del Premio Campiello, opera prima che, partendo da una città che amo, Trieste, ripercorre un pezzo di storia dei Balcani, di Tito e della guerra degli anni ‘90, una storia che la protagonista racconta in prima persona.
Pochi giorni prima di Natale, sono passata in libreria con il bisogno di leggere un libro “non nella mia lista”. Ho scelto Kairos di Jenny Erpenbeck, vincitore dell’International Booker Prize, e sono volata a Berlino Est per leggere di una storia d’amore tormentata, densa di violenze fisiche e psicologiche. Un libro duro, ma che consiglio di leggere per la scrittura di Erpenbeck per niente scontata.
Poi sono tornata nei Balcani con il libro di Ermal Meta, sì, il cantante. Il libro si chiama Domani e per sempre, non è una novità editoriale, ma è già stato pubblicato da qualche anno. Un romanzo di formazione che, attraverso la storia del protagonista Kajan, ripercorre gli anni della DDR, del muro di Berlino e del regime comunista albanese.
L’ultimo libro di cui ti voglio parlare - questo mese mi sto dilungando davvero tanto - è Il tempo del bosco di Mario Calabresi. Un libro che è davvero un gioiellino e soprattutto è una cura per l’anima, perché parla dell’importanza di fermarsi, rallentare e assaporare i momenti della vita, senza ansia, senza la fretta di esserci, rispondere, performare. Credo che ve ne parlerò meglio nella prossima newsletter perché si sposa bene con il lavoro che faccio.due luoghi: Civita di Bagnoregio, nota a tutti come “la città che muore”, è una città costruita sul tufo, che si sbriciola gradualmente e pian piano crolla. Sta lì, sospesa in mezzo a una conca che, se fosse un lago, Civita sarebbe un’isola. Da visitare almeno una volta nella vita.
La Moschea Nuova di Istanbul è la prima Moschea che abbiamo visitato a Istanbul. Una cosa che mi ha sempre colpito tantissimo delle moschee è il senso di silenzio e di pace che si respira al loro interno. La mia prima visita a una moschea è stata nel 2022 a Sarajevo, era la Moschea dell’Imperatore. Non pensavo di potermi fermare al suo interno durante la preghiera, ma il muezzin ci ha detto di fermarci senza problemi. Qualche sera dopo, nella stessa moschea, un altro muezzin si è fermato un’ora a chiacchierare con noi. Il nostro scambio ha toccato la fede islamica e quella cattolica, l’ateismo e gli strumenti di preghiera.
La scorsa estate a Istanbul abbiamo parlato con una ragazza musulmana, più di un’ora, seduti al centro della Moschea di Sultanahmet. Tentativi di conversione? Personalmente non ho mai avuto questa impressione. La base di tutti questi dialoghi era conoscersi, andare oltre i nostri confini culturali.
un podcast: la fine del 2024 ha portato con sé una notizia sconcertante, il rapimento di Cecilia Sala in Iran, il suo Iran, come ha più volte ricordato la giornalista. Seguo Cecilia da tempo e questa notizia mi aveva lasciata senza parole. Fortunatamente la sua prigionia si è conclusa dopo 21 giorni. Ci ha raccontato qualcosa di quei giorni nel suo podcast, in dialogo con Mario Calabresi.
due serie TV: M - Il figlio del secolo, tratto dal libro di Antonio Scurati e Il conte di Montecristo, tratto dal libro di Alexandre Dumas (padre), due libri che non ho letto, ma di cui ho scelto di guardare direttamente l’adattamento cinematografico. Se la prima è necessaria e deve essere vista, perché parla della nostra Storia, e penso sia più che mai fondamentale ripercorrerla in questo periodo storico, la seconda va vista perché il libro è una pietra miliare della letteratura e mi vergogno di non averlo letto!
una foto: l’ultima di Biden alla Casa Bianca. La fine di un’era, l’inizio di qualcosa che già si preannuncia sconcertante e in netto contrasto con le politiche dei Democratici. Per non perdersi nulla su queste tematiche, oltre a una sana e quotidiana informazione (personalmente caldeggio sempre Il Post e Morning), c’è sempre la newsletter di Francesco Costa. Vabbè insomma, tre citazioni su tre ti fanno capire che apprezzo il lavoro portato avanti dalla redazione del Post.
Storie da un comodino
In questo momento il mio comodino ospita:
Biografia di X di Catherine Lacey, un libro super acclamato nel 2024. Non è una vera biografia, perché X non esiste, come non esiste il mondo che l’autrice racconta. Eppure tra le pagine troverai note, foto, citazioni tanto che sembra tutto incredibilmente vero!
Seek You: A Journey Through American Loneliness di Kristen Radtke una graphic novel che parla di solitudine.
Voltiamo decisamente pagina è uno dei libri della serie Cose che Il Post pubblica insieme ad Iperborea. Un viaggio dentro il mondo del giornalismo e dei giornali.
Se vogliamo continuare a sentirci, tra una newsletter e l’altra, mi trovi su Instagram. Sul mio profilo parlo di libri, fundraising e anche dei fatti miei. Ti aspetto anche da quelle parti!
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